Ieri la toccante cerimonia per commemorare le vittime degli incidenti stradali

Il ricordo non muore tra le lamiere

Finché si continuerà a guidare oltre i limiti, distratti da uno smartphone e senza allacciare la cintura il sacrificio delle vittime della strada sarà un vano tributo di sangue

Cronaca
Corato lunedì 17 novembre 2014
di Giuseppe Gallo
La giornata mondiale in memoria delle vittime della strada
La giornata mondiale in memoria delle vittime della strada © CoratoLive.it

Troppe lacrime di sangue hanno solcato guance indifese, troppe sirene hanno oltraggiato l'ordinato silenzio della notte. E chissà quanto ancora colpirà la falce arrugginita della morte.

Stringersi nel dolore per ricordare le vittime della strada non le restituirà all'affetto dei propri cari, ma ne terrà viva la memoria. È così che l'intera giornata di ieri è stata dedicata a coloro che non ci sono più per una tragica coincidenza, dalle ombre grigie come il letto di bitume su cui si sono addormentati per l'ultima volta.

Nel pomeriggio la chiesa dell'Incoronata, gremita all'inverosimile, ha ospitato una sacra celebrazione in loro onore dopo la gara podistica mattutina per studenti delle scuole medie organizzata da Avis e Wellness garden. Il parroco Don Gino De Palma ha richiamato episodi di vita personale, fatalità che lo hanno toccato molto da vicino e si è poi appellato alla forza di familiari e amici che, supportata da una fede incrollabile, può rivelarsi di grande conforto.

Ordinati, all'uscita dal tempio, numerosi fedeli hanno formato e accompagnato una fiaccolata con gli esponenti dell'amministrazione in testa. Il rispettoso silenzio interrotto solo dal crepitìo della combustione.

Il breve corteo ha percorso piazza Sedile, via Duomo e si è diretto verso il chiostro del Comune. Tra i pesanti rintocchi della campana risuonavano i gorgheggi di Giorgia con “Quando una stella muore”.

Ogni volta che sente le sirene, il sindaco Mazzilli confessa che gli «si accappona la pelle». Poi racconta: «Quando salgo a bordo di un aereo, i miei figli mi chiedono ai avvertire una volta arrivato a destinazione, ma dovrebbero farlo tutti i giorni, nel momento in cui mi metto alla guida della mia auto».

«Se si supera una certa velocità non è una persona a condurre il mezzo, ma il contrario; l'auto è un'arma mortale», ricorda il padre di un ragazzo scomparso.

Il rosso scarlatto continua a spegnere splendidi sorrisi, anche se le statistiche sono in leggero calo. È orrenda l'elencazione dei numeri, ma forse solo così si può comprendere la portata del fenomeno, un bollettino di guerra in aggiornamento costante, una lista i cui fogli non accennano a diminuire. Nel 2012 si sono registrati in Italia 186.726 incidenti stradali con lesioni a persone. I morti (entro il 30° giorno) sono stati 3.653, i feriti 264.716. Rispetto al 2011, gli incidenti diminuiscono del 9,2%, i feriti del 9,3% e i morti del 5,4%. Tra il 2001 e il 2012 la riduzione delle vittime della strada è stata pari al 48,5%, con una variazione del numero dei morti da 7.096 a 3.653 (Fonte Istat).

«Tante parole sono inutili in questi casi», commenta Lorena Mangione. L'assessore alla polizia municipale ha colto l'occasione per ufficializzare la costituzione di un'associazione di amici e parenti delle vittime nata sulle fondamenta di un comitato spontaneo, «che non servirà a scalfire il dolore ma almeno a condividerlo».

Con le lacrime che ristagnano negli occhi e il naso all'insù, là dove riposano le anime, il lancio di palloncini e di una lanterna è un messaggio ricco di senso: loro saranno sempre nei pensieri di chi li ama. Le lamiere accartocciate di un'auto non potranno mai intrappolare i ricordi più belli che volano liberi, e “quando ormai si vola non si può cadere più”, come “Gli angeli” di Vasco Rossi.

I nomi di chi non ce l'ha fatta scorrono su uno schermo. Finché si continuerà a guidare oltre i limiti, distratti da uno smartphone e senza allacciare la cintura il sacrificio di questi angeli sarà un vano tributo di sangue.

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I commenti degli utenti
  • sother ha scritto il 17 novembre 2014 alle 11:20 :

    Per uno come me, che ha lasciato scritto di essere cremato e le ceneri buttate nel cassonetto dell’immondizia, i discorsi sulla morte hanno un effetto molto particolare. Saranno il carattere sensibile, le esperienze della vita, gli studi umanistici approfonditi, che privilegiano lo spirito alla materia ... Ma io cerco di dare anche una ragione, un significato alla vita, e divento combattivo, almeno fino a quando non intravvedo i miei limiti. Queste fiaccolate a che servono? I propri defunti, se cari, non si scordono di certo, senza che occorra manifestarlo con espressioni aperte. Occorre quindi chiedersi: perché si corre e si sfida il pericolo? Diverse sono le risposte, ma le cause sono tutte riconducibili alla natura umana, e per questo ineludibili ed inevitabili. Rispondi a sother

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