Una tavola rotonda cui hanno preso parte quanti, in questi mesi, hanno contribuito a rendere concreta l’esperienza dell’accoglienza dei profughi anche a Corato

Tra accoglienza e integrazione, l'esperienza dei profughi a Corato. Le immagini

La prossima occasione sarà a fine a settembre con una partita a squadre miste per dare "un calcio al razzismo ed all'indifferenza"

Attualità
Corato venerdì 22 luglio 2016
di Alessandra Errico
Tra accoglienza e integrazione, l'esperienza dei profughi a Corato
Tra accoglienza e integrazione, l'esperienza dei profughi a Corato © Alessandra Errico

Ieri pomeriggio nel chiostro del Palazzo di città si è parlato di “protezione e accoglienza integrata del rifugiato”. Una tavola rotonda a cui hanno preso parte quanti, in questi mesi, hanno contribuito a rendere concreta l’esperienza dell’accoglienza dei profughi anche a Corato.

A raccontare l’esperienza coratina è il sindaco Mazzilli
«La nostra città è fiera di aver intrapreso quest’opera umanitaria e cercherà di esser sempre pronta d’ora in poi ad offrire accoglienza sempre più organizzata. Abbiamo messo in campo un piano organizzato per esigenze di prima accoglienza oltre al percorso Sprar e a tutta una serie di azione per aiutare la gente ad accogliere i rifugiati.

È stato fatto un lavoro di concertazione tra Comuni, Ministero, Prefetture e associazioni di cittadini che formano il tessuto sociale, diocesi e Caritas. Nell’ambito della città Metropolitana di Bari con la Prefettura e il sostegno del Ministero dell’Interno, si è stabilito un modus operandi incentrato su come gestire al meglio l’emergenza e preoccuparci dell’integrazione».

I progetti svolti in città
Livia Cantore coordinatrice Sprar Corato, spiega: «ad oggi sono 76 i rifugiati accolti in 5 appartamenti ed i servizi offerti nello specifico sono: corsi di italiano, orientamento a lavoro e tirocinio formativo.

Abbiamo puntato da subito al conseguimento dell’autonomia dei ragazzi: abbiamo accompagnato ognuno di loro a svolgere le attività la prima volta per poi lasciare che le facciano da soli. In collaborazione con il liceo artistico è stato avviato un corso di ceramica della durata di quattro mesi in cui i ragazzi hanno realizzato dei manufatti». La galleria fotografica ne mostra alcuni.

«Il rifugiato non viene qui per delinquere né per abbeverarsi alla fonte dell’accoglienza che le strutture ed il territorio offrono - aggiunge Massimo Roberti, direttore del centro prima accoglienza Corato -. Il centro si propone di accontentare le aspettative che questi giovani si portano dietro.

Al richiedente asilo dopo lo sbarco in Italia (nonostante la nostra Nazione sia per loro territorio di transito in quanto molti di loro vorrebbero raggiungere paesi del nord Europa) viene fornita assistenza sanitaria per poi esser seguito sotto il profilo psicologico da assistente sociale. Subito dopo segue iter legale con il riconoscimento del soggetto e la concessione del permesso di soggiorno dinanzi a commissione territoriale».

Qual è «il confine tra accoglienza e integrazione?» ha chiesto la giornalista Mariagreca Colamartino, moderatrice della tavola rotonda.
«Nell’accoglienza l’integrazione inizia sin da subito – ha risposto Michele Patroni Griffi del Servizio Centrale dello Sprar di Roma -. Se invece vogliamo intendere integrazione come la stragrande maggioranza degli occidentali la intende (ristretta solo al binomio casa-lavoro), la sfida diventa più complessa: significherebbe vedere il rifugiato inserito in un contesto socio economico, il raggiungimento del massimo livello di integrazione».

Sotto questa luce, aggiunge Patroni Griffi «lo Sprar già dal 2002 è la risposta istituzionale che propone una accoglienza organizzata e strutturata secondo precisi criteri. Scinde l’accoglienza in due tronconi, diffusa e integrata.

L’integrata propone al beneficiario sin dal primo giorno di fissare come obiettivo il raggiungimento in tempi brevi dell’autonomia cercando di colmare il gap nei confronti del cittadino accogliente. Offrire rifugio ad un richiedente asilo è un dovere sancito dalla Costituzione, e l’ente locale ha notevole importanza in questa vicenda.

Lo Sprar, sul quale lo Stato sta investendo grandi risorse, è passato in poco più di 3 anni da 3mila a quasi 28mila posti. Attualmente in Puglia ci sono 2781 posti con 90 progetti e 76 enti locali coinvolti.

A breve sarà pubblicato un nuovo decreto per l’istituzionalizzazione definitiva dello Sprar: Comuni come quello di Corato che hanno esperienza riconosciuta nello Sprar non dovranno più esser soggetti a sistema di bandi ma semplicemente confermare la propria volontà di proseguire in questa esperienza».

Quale ruolo avrà il Comune nei prossimi mesi?
«L’impegno - secondo l’assessore Rosito - sarà quello di offrire conoscenza e informazione per abbattere il muro dell’indifferenza verso i ragazzi che vivono in strutture con progetti d’integrazione ben precisi. È bene approcciarsi a loro guardandoli non come clandestini, o con sentimenti di timore riverenziale oppure ostilità».

La conclusione della serata di ieri, affidata all’associazione Abracadanze, è stato un esempio concreto della bellezza degli spazi e dei momenti condivisi.  La prossima occasione la ricorda Luigi Menduni, presidente forum dei giovani: «a settembre si scenderà in campo per una partita di calcio a squadre miste con il coinvolgimento di rifugiati, amministrazione comunale e ragazzi del Forum dei giovani: un modo giovanile e concreto per dare "un calcio al razzismo ed all'indifferenza"».

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I commenti degli utenti
  • Luigi ha scritto il 22 luglio 2016 alle 21:56 :

    Ecco un altro perbenista(!)... che prima afferma che il "dare" e l’ "avere" devono pareggiarsi, ma poi trova giusti i comportamenti adottati da queste INCIVILI (per non dire altro!). Ma quale adeguarsi, gli italiani ormai sono stati privati di tutti i loro diritti, solo doveri, altro che imprimatur! Ma dove vivi? Rispondi a Luigi

  • salvatore di gennaro ha scritto il 22 luglio 2016 alle 17:16 :

    Certo Maurizio, il divario nella scelta tra constatare la realtà (com’è il mondo) e seguire la fantasia (come si vorrebbe che esso fosse) è alla base delle nostre azioni. Sinceramente, per quello che vale la nostra vita, forse sono da preferire coloro che nutrono un ideale. Ma io sono per la "partita doppia", dove il "dare" e l’ "avere" devono essere pari. E noi diamo tanto, ma tanto... E’ nel nostro "imprimatur" infatti, il concetto dei "diritti" (tantissimi) e dei "doveri" (inesistenti). E in tal modo (escludendo, forse, la piccola realtà di Corato) si adeguano, giustamente, anche i "nuovi italiani". Rispondi a salvatore di gennaro

  • Maurizio ha scritto il 22 luglio 2016 alle 14:49 :

    Sig. Di Gennaro , forse la massa silente ha i suoi problemi e non ha voglia di accollarsi i problemi di questa gente. Rispondi a Maurizio

  • salvatore di gennaro ha scritto il 22 luglio 2016 alle 11:09 :

    L’entusiasmo ci sta tutto: è frutto della gioventù e di un indottrinamento finalizzato, che teoricamente ( la dispersione degli immigrati in Italia non è così rosea e controllabile come a Corato) merita tutto il rispetto. Ma questo variegato ed attivo insieme di persone è sicuro di interpretare il pensiero della "massa silente", che, proprio perché "silente" (e del tutto indifferente al problema), è facile ad essere dolcemente "prevaricata"? O il disinteresse per tale "massa silente" sta nel "gioco delle parti"? Rispondi a salvatore di gennaro

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