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Corato - martedì 15 marzo 2016 Attualità

Nel racconto della drammatica notte trascorsa in sala operatoria tra sabato e domenica, Spaccavento dà corpo a quella che è la grande preoccupazione dei medici che operano nel nostro territorio

Una notte in sala operatoria: «Ieri abbiamo salvato la vita ad una ragazza. Domani come faremo?»

Un racconto drammatico ma pieno di speranza firmato dal dottor Felice Spaccavento, anestesista rianimatore dell'Umberto I di Corato, proprio nei giorni in cui impazza la discussione sul piano di riordino ospedaliero regionale

Il reparto all'ultimo piano dell'Umberto I: pronto ma a rischio chiusura © n.c.
di La Redazione

Una lettera, una pagina di diario, un post su facebook. Soprattutto, un grido di allarme. Questo rappresenta lo scritto che riportiamo di seguito. Lo firma il dottor Felice Spaccavento, anestesista rianimatore dell'Umberto I di Corato, proprio nei giorni in cui impazza la discussione sul piano di riordino ospedaliero regionale che, allo stato attuale, taglierebbe reparti vitali degli ospedali di Corato, Molfetta e Terlizzi.

Nel racconto della drammatica notte trascorsa in sala operatoria tra sabato e domenica, Spaccavento dà corpo a quella che è la grande preoccupazione dei medici che operano nel nostro territorio: «chi si occuperà dei pazienti del nord barese?». 

Nella sua conclusione, una possibile strada da percorrere: «pensare alla possibilità di rendere gli ospedali Molfetta-Corato, una unità dapprima funzionale ma poi per forza strutturale».

La lettera del dott. Spaccavento

«Caro Sindaco di Molfetta Paola Natalicchio e caro Sindaco di Corato Massimo Mazzilli, caro Presidente della regione Emiliano, ho aspettato qualche ora per scrivervi. A mente più lucida e non stanca, con le mani meno tremanti, il volto ancora stanco, devo riconoscere che quando fai il mio lavoro i segni dell'età devono per forza vedersi prima.

Ieri notte, precisamente durante la notte di sabato e l'alba di domenica, presso la sala operatoria dell'Umberto I di Corato, abbiamo operato una ragazza di 27 anni per una insidiosissima patologia addominale che aveva fatto sì che tutto il suo addome fosse pieno di sangue e la sua vita in pericolo. In grave pericolo.

Ci siamo uniti in gruppo: infermieri, ginecologici, chirurghi, banca del sangue di Molfetta, anestesista e abbiamo fatto il nostro dovere e forse più del nostro dovere.

E’ stata una notte lunghissima. Guardavo l'ora quando potevo, quando le mie mani non era impegnate ed era sempre buio. Momenti di panico, momenti di tensione, un po' di invidia verso i miei colleghi sul tavolo operatorio. Loro si dividevano la responsabilità chirurgica in tre, io da solo la responsabilità di una vita. Ma è il nostro mestiere. E’ il mio mestiere.

Avrei voluto essere in un altro posto, avrei voluto stare a casa accanto ai miei figli, ma ero lì. Poi però ci siamo riusciti, non più sangue in quell'addome.

Grazie all'abilità dei colleghi chirurghi e ginecologici l'orologio ha ripreso velocemente a camminare. La luce del giorno incominciava a vedersi dal corridoio della nostra sala, il monitor erogava suoni più tranquilli, le mie gambe mai ferme si placavano. Il risveglio. Il mio discorso con i genitori, i loro occhi pieni di lacrime, di paura, di speranza. Le loro parole di ringraziamento. Mi hanno stretto la mano, mi è venuto un nodo in gola, forse la tensione. La ragazza è salva.

Ora cari sindaci e caro presidente Emiliano vi chiedo di pensare alla possibilità di rendere gli ospedali Molfetta-Corato, una unità dapprima funzionale ma poi per forza strutturale.

Senza campanilismi cittadini ma per consentire a questo grosso bacino di utenza che è il nord barese di non restare sguarnito di unità fondamentali quali quelle che ci si accinge a tagliare. E magari sognare di avere quattro posti di intensiva rianimatoria in un unico ospedale che renderebbero questa unità speculare a quella di Monopoli sul versante sud.

E’ vero, bisogna risparmiare, c'è stato molto spreco, ma permettetemi: la vita delle persone, la loro sicurezza, vale una riflessione in più. Non condizionata da tatticismi politici, scusate l'ingerenza».

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