E' Luigi Piccarreta, giovane dottore in ingegneria e socio fondatore dell’associazione culturale Lavorare Stanca, da poco attiva a Corato

Un giovane coratino tra i 50 ricercatori del Cern di Ginevra

Cinque mesi per sfidare un problema epocale, come per esempio ridurre le emissioni di gas serra o utilizzare meglio le risorse idriche. A dare il suo contributo c’è anche la giovane mente di Luigi Piccarreta

Attualità
Corato giovedì 04 febbraio 2016
di La Redazione
Luigi Piccarreta © n.c.

Cinque mesi per sfidare un problema epocale, come per esempio ridurre le emissioni di gas serra o utilizzare meglio le risorse idriche, trovare una soluzione e presentarla a una platea di protagonisti della ricerca scientifica e delle aziende. La sfida è ambiziosa, ma a disposizione avranno un laboratorio d’eccellenza: il Cern di Ginevra.

A dare il suo contributo per provare a vincere la sfida c’è anche la giovane mente di un coratino, Luigi Piccarreta. E’ tra i cinquanta ricercatori di livello post-universitario, giovane dottore in ingegneria e socio fondatore dell’associazione culturale Lavorare Stanca, da poco attiva a Corato.

Il progetto si chiama “Innovation for change” ed è promosso dalla Scuola di Alta Formazione al Management di Torino, il Ministero italiano dello Sviluppo Economico, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, Barilla, Enel e Smat.

La rincorsa dei prossimi mesi ha già una data cerchiata sul calendario: il 20 giugno a Torino le sfide saranno presentate al vicepresidente della Fondazione Giovanni Agnelli, John Elkann, al direttore del Cern, Fabiola Gianotti.

Abbiamo rivolto a Luigi Piccarreta alcune domande sulla sua esperienza e sulle possibilità di sviluppo dei suoi progetti nel nostro territorio.

Come sei entrato a far parte di Innovation for Change?
«Faccio parte del programma Mba internazionale dell’Alta Scuola di Formazione al Management e il College des Ingenieurs. In questo Mba, alla formazione in aula con alcuni dei migliori docenti internazionali (dalla Harvard Business School, a Insead, al Tum di Monaco), si affianca una mission di impatto strategico in azienda che svolgerò presso il Gruppo Casillo di Corato. Si tratta di un’esperienza unica, una sfida per me stesso, che voglio poi girare al nostro territorio, che ha bisogno del ritorno delle sue menti migliori, dei suoi eretici».

Per quale motivo hai scelto di ritornare al Sud?
«In realtà non è stata una decisione del tutto razionale, sono semplicemente stato richiamato dalla terra, e questo ritorno non è stato stantio, ma piuttosto dirompente. Ho la possibilità di lavorare in una delle realtà più dinamiche e in crescita del meridione, il Gruppo Casillo, e ho deciso parallelamente di avviare alcuni progetti culturali, fondando con Giuliano Maroccini l’associazione culturale Lavorare Stanca».

Quali sono stati i vostri primi passi?
«Abbiamo ideato e realizzato il festival Verso Sud, applicando alla cultura un approccio del tutto innovativo, con risultati straordinari. Il festival “Verso Sud” viene spesso percepito come un’anomalia della mia figura professionale, ma non è così. Io credo fortemente nell’approccio olistico ai problemi complessi, che poi sono quelli della vita reale. “Verso Sud” è stato un primo esperimento fatto con Giuliano Maroccini, di formazione molto diversa, provenendo dall’ambito umanistico. Credo nella diversità, che da sempre al Sud è ricchezza e risorsa. E credo in uno sviluppo futuro, dove cultura, economia, architettura, senso del sacro, finanza e relazioni umane devono coesistere».

Quale la tua visione del futuro?
«Il futuro è l’incerto, e l’incerto mi piace. La propensione al rischio come tensione all’incerto è stato da sempre un volano dello sviluppo delle società, e tutto il Mediterraneo ha bisogno di recuperare la sua propensione al rischio per uscire dal pantano. Le potenzialità ci sono tutte. Sto avviando diverse iniziative, oltre a quelle già menzionate, che spero abbiano l’impatto atteso sul nostro Sud. Speriamo bene».

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