mercoledì 12 settembre 2012 Attualità
Settembre, si torna a scuola

Al via il nuovo anno scolastico. Gli auguri del Centro Studi Politici “A. Moro”

Auguri affinchè tutti ritrovino l'entusiasmo e la passione per affrontare un anno che potrebbe essere più faticoso del precedente

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Primo giorno di scuola
- Primo giorno di scuola © n.c.

«L’inizio di un nuovo anno scolastico è sempre fonte di emozioni particolari. C’è il senso del nuovo e dell’imprevisto per un percorso che ricomincia per bambini, studenti, insegnanti e genitori e “personale non docente”.

Ogni nuovo anno si apre con molte aspettative. Per gli studenti, di imparare, imparare tanto e bene, nonostante le riduzioni orarie della Riforma e gli inevitabili caroselli degli insegnanti.
Di avere insegnanti motivati, preparati e attenti al loro sviluppo, non solo cognitivo. 

Per i docenti, di lavorare, tutti, anche i precari, ottenendo collaborazione da studenti, dirigenti scolastici, colleghi; di trovare una scuola con le risorse necessarie per poter svolgere degnamente la propria professione. E di sopravvivere, senza perdere l’entusiasmo e la passione, ad un anno più faticoso del precedente, con classi più numerose e richieste sociali sempre più complesse. E uno stipendio che resta sempre il più magro tra i paesi industrializzati.

Per i genitori, di avere la miglior scuola possibile per i propri figli. Famiglie che, durante il rito del primo giorno di lezione, si pongono domande di tipo meramente materiale: chissà quante torte, o mercatini dovremo organizzare a Natale per raccogliere i fondi che servono per cambiare i PC vecchi? Quante fotocopie si dovranno “rubare” al proprio ufficio, dal momento che la fotocopiatrice della scuola è rotta da mesi?

Nella scuola ci aspettiamo di trovare un buon clima relazionale, un ambiente aperto, motivante, ricco di stimoli, un luogo dove si educa e ci si educa; con meno contrasti, meno ricorsi o lettere di denuncia ai giornali rispetto al passato. Ci piacerebbe che avvenisse il miracolo, per ogni singola scuola, di riuscire a realizzare la propria progettualità, quella che viene scritta nei documenti dell’istituto (nel famoso POF, il Piano dell’Offerta Formativa). E questo, nonostante la mortificazione crescente per le scarse dotazioni ricevute (ogni anno sempre più ridotte), e nonostante le lentezze degli Enti Locali, strangolati dal taglio dei fondi.

Dopotutto anche studiare in un ambiente gradevole e non invece degradato è un diritto degli studenti.

Sono riflessioni contingenti, che nulla tolgono o aggiungono al quadro delle difficoltà della nostra scuola a livello nazionale. Non si tratta di insufficienze lievi. Serve un impegno massiccio, organico, strutturale, per far fronte a questa situazione.

Dopotutto la scuola è il luogo dove si giocano le carte per il futuro (lo dice l’OCSE, l’ha detto anche Napolitano).

Allora “buon anno scolastico “ anche ai politici, cui spetta di assumere le decisioni necessarie perché il nostro sistema scolastico sia degno di un paese moderno; ai decisori che dovrebbero considerare la scuola nel suo insieme, dal livello dell’infanzia all’università, e tenere conto dell’apporto di tutta la società. La scuola non può permettersi di perdere nessuno per strada, né di accettare che gli anni trascorsi sui banchi e sui libri siano anni vuoti di prospettive future.

Buon anno agli insegnanti, perché riflettano sul senso del loro impegno, oltre l’orizzonte della loro materia e della loro classe.

Agli esperti e agli intellettuali del settore perché imparino a legiferare e ad analizzare i dati pensando alle persone reali che ci stanno dietro.

Ai presidi “manager” (chissà dov’è finita la scuola-azienda…), alle prese con bilanci impossibili: su di loro il peso di far girare il meccanismo scuola in mezzo ai mille problemi.

Ai genitori, che per i prossimi dieci mesi “andranno a scuola” con i loro figli e sosterranno insieme a loro quei famosi esami che non finiscono mai.

All’intera società civile italiana, che può approfittare dell’avvio di un nuovo anno scolastico per interrogarsi sul proprio futuro, a partire da quello dell’educazione.

Della scuola tutti abbiamo estremo bisogno. Una scuola migliore è la premessa per una società migliore».

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