ELEZIONI: CONSIGLI AGLI ASTENSIONISTI

Vito De leo LiveYou - Attualità
Corato - mercoledì 31 gennaio 2018

Con la presentazione e la relativa pubblicazione giornalistica e mediatica delle liste e dei rispettivi candidati alla Camera dei deputati e del Senato da parte dei tanti partiti e movimenti politici nazionali e re4gionali gli elettori sono stati messi realisticamente nella condizione di esprimere un voto consapevole e responsabile.

Come Centro Studi Politici “A. Moro” ci siamo chiesti: “Come si comporteranno gli elettori, soprattutto i giovani, le donne, gli anziani (notoriamente lontani dal “Palazzo” e dalle sue consorterie) al momento del voto, essendo la maggior parte di loro impossibilitati a conoscere a fondo il curriculum vitae di tantissimi candidati concorrenti alle massime istituzioni democratiche?”.

Nel contatto quotidiano con alcuni concittadini ho registrato alcune affermazioni che riporto qui di seguito e alle quali ho risposto in questo modo:

1. Tanto il mio voto non conta nulla. L’errore è considerare il gioco democratico come “altro da sé”, come se nelle urne le schede altrui contassero più della nostra. Quella da molti sfruttata come “anti-politica” è in realtà un bisogno di partecipazione politica. Le elezioni sono il primo modo di incarnare questa partecipazione. Può sembrare vuota retorica, non lo è. Chiedilo a chi è andato a votar al referendum del 1946.

2. Tanto sono tutti uguali. Sicuro di esserti informato abbastanza? Nessuna differenza sulla legalità, sul precariato, sulle politiche sociali? Nessuna differenza tra i diversi candidati a livello personale? Leggiti le liste dei candidati, leggi i programmi, cerca le biografie dei candidati, informati da fonti di destra e di sinistra. Fatti il tuo giudizio. Se per decine di migliaia di persone la differenza tra gli uni e gli altri c’è, ed è anche parecchia, non sono loro a non capire. Forse sei tu a non sapere, o a fidarti troppo di chi ti dice che, tanto, sono tutti uguali.

3. Ma io sono disilluso dalla mia parte politica. Si sa, la politica - tanto da un lato quanto dall’altro - non ha dato una buona prova di sé. Però questa volta sia il centrosinistra che il centrodestra rappresentano alternative più forti che in precedenza, perché non vanno da soli ma in coalizioni abbastanza ampie. Al di fuori ci sono invece forze che hanno riguadagnato la loro identità, non dovendola diluire in misture improbabili. Le alternative non mancano.

4. Ma nessuno mi rispecchia al 100%. Cercare il partito adatto è come cercare la donna/l’uomo ideale: se si guardano le cose che dividono e non quelle che accomunano, si finisce per rimanere soli. A volte è normale votare “contro” un progetto, può capitare di dover turarsi (alla Montanelli) il naso e scegliere il male minore. E ritorniamo al punto 2: informati, e vedrai che non sei veramente equidistante. Se poi si vuole che un partito o una parte politica ci rispecchi di più, l’unica cosa possibile è impegnarsi direttamente, magari fin dal livello locale. Chiaro: se noi non facciamo niente, non si può dire che nessuno fa niente per noi.

5. Ma se io mi astengo, lancio un messaggio. Teoricamente forse sì, a te stesso. Ma non si vede perché mentre l’esprimere un diritto non dovrebbe contare nulla (vedi punto 1), non esprimerlo dovrebbe avere insito un qualche messaggio. Alla fine sarai un numero nella riga più in basso. Con l’aggravante che è la riga che non esprime nulla, perché quelli sopra avranno deciso per te.

Albert Einstein disse”Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo...” . Basta lamentarsi! E'ora di adoperarsi per portare un reale cambiamento dello stato delle cose. Risulta ai più evidente il diffuso senso di sfiducia verso la possibilità che le cose cambino. Dobbiamo invece sperare e credere nella possibilità che le persone possono fare la differenza.

Rinunciare al diritto-dovere di recarsi alle urne in quanto disgustati e sfiduciati non è una soluzione ma un atteggiamento pari al voltare le spalle dinanzi ai problemi. Non votare non cambierà nulla, al contrario, favorirà dinamiche già sperimentate che non possono aiutarci come cittadini o ancor peggio soddisfare le esigenze della Paese.

Insomma non votare, o annullare la scheda, sono scelte legittime e rispettabili. Dovrebbero però essere figlie di un processo lungo di riflessione e confronto, e non di qualche “vaffa” del momento. Pensateci. E buon voto, per chiunque lo esprimiate.

La giusta reazione è invece esporsi, proporsi, partecipare. La storia c'insegna che in politica gli spazi lasciati liberi vengono comunque e sempre occupati. Riflettete, mancano solo pochi giorni al voto!

Vito De Leo

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