Sei un professionista ed hai un solo collaboratore? Non paghi l’IRAP!

Corato - lunedì 11 luglio 2016
IRAP
IRAP © n.c.

Il professionista che, nello svolgimento della propria attività professionale, si avvale di un solo lavoratore dipendente con mansioni di segreteria o generiche e meramente esecutive, e di beni strumentali minimi, non paga l’IRAP. Ciò perché la presenza minimale di strumenti e/o collaborazione non costituisce “autonoma organizzazione”.

Ma andiamo per gradi.

Ai sensi dell’art. 2 del D.Lgs n. 446/1997, l’IRAP (imposta regionale sulle attività produttive) ha come presupposto “l’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi”. Il successivo art. 3 dello stesso decreto, intitolato “soggetti passivi”, individua alla lettera c) del comma 1, “le persone fisiche (…) esercenti arti e professioni”.

Ebbene, nonostante il legislatore abbia annoverato, tra i soggetti passivi, gli “esercenti arti e professioni”, il medesimo ha fatto esplicito ricorso alla locuzione “attività autonomamente organizzata” conferendo valore e significatività all’aggettivazione “organizzata”. Pertanto, se è vero che gli esercenti arti e professioni, così come individuati dall’art. 53 del TUIR, sono per loro natura assoggettati al tributo di specie, è altrettanto vero che tale principio generale necessita di una ulteriore qualificazione, conditio sine qua non per la sua applicabilità alla categoria de qua; occorre, cioè, che la loro attività sia dotata del requisito dell’“autonoma organizzazione”.

Quindi, ove il soggetto non agisca se non con il proprio lavoro – in assenza, quindi, di apprezzabile organizzazione di mezzi materiali o immateriali e/o di lavoro altrui – resterà escluso dal campo di applicazione del tributo per mancanza del presupposto di legge.

A tal riguardo la Corte Costituzionale, nella nota sentenza n. 156/2001, aveva sottolineato che, se “l’elemento organizzativo è connaturato alla nozione stessa di impresa, altrettanto non può dirsi per quanto riguarda l’attività di lavoro autonomo, ancorché svolta con carattere di abitualità, nel senso che è possibile ipotizzare un’attività professionale svolta in assenza di organizzazione di capitali o lavoro altrui.” Pertanto “è evidente che”, continuava la Corte nella stessa sentenza, “nel caso di una attività professionale che fosse svolta in assenza di elementi di organizzazione (…) – circostanza, quest’ultima, da verificare caso per casorisulterà mancante il presupposto stesso dell’imposta sulle attività produttive, (…), con la conseguente inapplicabilità dell’imposta stessa.”

Orbene, chiarito quindi che sono esclusi dall’IRAP il professionista e il piccolo imprenditore privi di qualunque apparato produttivo, rimane il problema di stabilire quando, e se, vi sia autonoma organizzazione per i professionisti, gli artisti e i piccoli imprenditori che hanno qualche bene strumentale o dipendenti e collaboratori di modesta rilevanza.

A tal proposito, dopo quindici lunghi anni di alterne pronunce, sono finalmente intervenute le Sezioni Unite della Corte di Cassazione che, con la recentissima sentenza n. 9541 del 10 maggio 2016, hanno espresso un importante principio di diritto, che interessa un grande numero di contribuenti che esercitano in forma individuale un’attività d’impresa, professionale o artistica (in qualità di agenti, artigiani, rappresentanti, piccoli commercianti, promotori finanziari, coltivatori diretti del fondo). Il professionista, l’imprenditore, l’artista individuale, se assume un solo collaboratore che esplica mansioni meramente esecutive o di segreteria non è obbligato a pagare l’IRAP!

Gli effetti pratici che ne conseguono sono legati al fatto che, d’ora in poi, dovranno essere accertate le mansioni svolte dal collaboratore sia sulla base delle risultanze del contratto sia sulla base dell’attività dallo stesso effettivamente svolta. Quindi, la presenza di una segretaria o di un collaboratore con funzioni meramente esecutive non farà scattare automaticamente l’IRAP per il professionista.

Come ottenere il rimborso di quanto indebitamente pagato?

Alla luce della citata sentenza, per il contribuente – che non impiega beni strumentali che eccedono il minimo indispensabile e che per l’esercizio dell’attività si avvale anche di un solo collaboratore non occasionale che svolga mansioni di segreteria o generiche o meramente esecutive – si aprono le seguenti possibilità per la richiesta di rimborso dell’imposta:

  • se sono stati versati gli acconti 2015, occorre presentare la dichiarazione IRAP 2016 in bianco, con solo l’indicazione di quanto pagato, e chiedere il rimborso o la compensazione con altre imposte;
  • per il periodo d’imposta 2014, nel caso in cui si sia sufficientemente sicuri dell’esclusione dalla soggettività IRAP, si può presentare una dichiarazione integrativa “a favore” entro il prossimo 30 settembre ed accelerare in questo modo il recupero dell’imposta non dovuta;
  • per gli anni precedenti, a norma dell’art. 38 del DPR 602/73 – “Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito” – bisognerà presentare un’istanza di rimborso entro 48 mesi dalla data di effettuazione del pagamento di cui si chiede il rimborso e sarà onere del contribuente dimostrare e provare i fatti che fondano il diritto al rimborso e, cioè, l’aver esercitato la professione in assenza di un’autonoma organizzazione, ovvero con mezzi minimi e collaboratori addetti a mansioni meramente esecutive ed estranee al tipicum dell’attività professionale dell’istante.

 

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