Casa coniugale in comodato d’uso: va restituita all’esito dell’intervenuta separazione dei coniugi?

La fattispecie, molto dibattuta in giurisprudenza, ha portato la Cassazione ad esprimersi nel 2014

Avv. Francesco Mazzilli Avvocato civilista
Corato - martedì 12 aprile 2016
Gli Avvocati Stolfa, Bucci, Leo e Mazzilli
Gli Avvocati Stolfa, Bucci, Leo e Mazzilli © LiveNetwork.it

Non è insolito, anzi tutt’altro, che un genitore conceda in comodato d’uso gratuito in favore del proprio figlio un immobile, e che quello stesso immobile venga destinato dal figlio ad abitazione del proprio nucleo familiare.

Ebbene, qualora dovesse insorgere una crisi coniugale, seguita da separazione dei coniugi e conseguente assegnazione dell’immobile/casa coniugale, ad esempio, alla moglie affidataria dei figli minorenni e o maggiorenni non economicamente autosufficienti, ci si chiede se questo vincolo di destinazione possa essere opposto al genitore – comodante che, alla luce della sopraggiunta separazione, intenda agire nei confronti, nell’esempio in esame, della nuora per ottenere la restituzione dell’immobile in questione.

La fattispecie, molto dibattuta in giurisprudenza, ha condotto ad una pronuncia della Corte di Cassazione a Sezione Unite espressasi nel 2014 con una sentenza (la n. 20448 del 29.09.2014) che ha fatto chiarezza individuando, nel caso in esame, due possibili tipi di comodato:

1) quello destinato a soddisfare stabili esigenze abitative familiari, destinato a protrarsi sinché perdurano le suddette esigenze;

2) quello senza fissazione di termine, nemmeno implicito, ovvero non destinato a soddisfare stabili esigenze abitative della famiglia, soggetto invece a risolversi a fronte della richiesta del bene ad opera del comodante.

In altri termini, è importante stabilire quale sia stata la motivazione che abbia indotto il proprietario a concedere in comodato al proprio congiunto l’immobile.

Infatti, se sin dall’origine il comodato è stato esplicitamente concesso per garantire le esigenze delle costituenda famiglia, anche la sopraggiunta crisi coniugale non distoglierebbe l’immobile dalla ridetta finalità. Il comodato, quindi, persisterebbe fin quando perdurano le necessità abitative familiari, salvo che il comodante provi di essere stato colpito da una imprevista ed urgente contingenza economica negativa, circostanza quest’ultima che potrebbe consentirgli di ottenere la restituzione dell’immobile prescindendo dalla ridetta destinazione a casa  familiare del coniuge assegnatario.

Se, di contro, il comodato è del tutto svincolato dalle esigenze abitative della famiglia del congiunto comodatario (ad es. l’immobile è stato originariamente concesso dal genitore al figlio, celibe, per uso personale di quest’ultimo e, contratto il matrimonio, il figlio lo adibisce a casa coniugale), il proprietario – comodante potrà fruttuosamente agire per la restituzione del bene. 

A cura dell’avv. Francesco Mazzilli


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