Chiesa Matrice
di Marilena Torelli
Il Duomo, risalente al 1139 ca., appare oggi assai modificato rispetto all’origine a causa di una serie di interventi seguiti al terremoto del 1627 e ad una serie di rimaneggiamenti ottocenteschi. Il restauro della facciata e del campanile (di cui sono state ripristinate le aperture) permette però, almeno esternamente, di avere un’idea della costruzione originaria. Tracce medievali sono ancora visibili nel portale con archivolto givale, contornato da un ricco cornicione decorato con modanature interne lisce ed esterne a motivi vegetali di derivazione orientale, nella cui lunetta vi è un altorilievo raffigurante il Cristo,la Vergine e un Santo (S.Giovanni o più probabilmente S.Pietro).
I danni del terremoto e gli interventi successivi sono visibili in facciata, dove si ricorse ad un cambiamento nell’uso dei materiali (da pietra a tufo) per il consolidamento ed innalzamento della fabbrica; e sul campanile, privato della cuspide, poiché crollata. Il modello per il campanile è quello della cattedrale di Trani semplificato e adattato ad una chiesa di ben più modeste dimensioni.
Anche l’interno della chiesa appare assai modificato da un mediocre rifacimento ottocentesco che ha cancellato ogni traccia dell’aspetto medievale della fabbrica. Da una copia dell’Inventarium majoris Ecclesiae Corati del 1559 si può, però, risalire all’aspetto che la chiesa poteva avere alla fine del secolo: era dotata cioè di 14 cappelle, 7 per ogni lato, ognuna decorata con affreschi il cui soggetto era in rapporto con la sua intitolazione. Di tale apparato decorativo sopravvive solo un vasto brano d’affresco scoperto nel 1957 e identificato come la Madonna di Costantinopoli. L’opera presenta una spartizione architettonica costituita da paraste, una trabeazione e da un archivolto a sesto acuto entro cui si colloca la Madonna con Bambino, alle cui spalle si apre un vasto paesaggio dai toni freddi e azzurrini (sicuramente non si tratta di una rappresentazione di Corato); ai lati trovano spazio due Santi in piedi di cui uno, in abiti vescovili, potrebbe essere S. Cataldo. Nella lunetta superiore è l’Eterno in trono che regge il Crocifisso su cui poggia la colomba dello Spirito Santo; alle estremità del braccio orizzontale della croce ci sono poi S. Pietro e S.Paolo. L’affresco è opera di un pittore noto sotto la sigla di ZT, attivo in Terra di Bari tra il 1500 e il 1539, che ha lasciato icone molto simili a questa di Corato nella Chiesa Matrice di Modugno e a Ruvo.
Proseguendo la visita della chiesa così come essa si presentava nel ‘500, dopo la cappella della Madonna di Costantinopoli, in senso orario,si trovava quella dedicata a S. Lucia, a S. Eligio, della Natività, del Crocifisso e della Pietà i cui arredi sono andati persi. Immutata appare l’ubicazione della cappella del Santissimo Sacramento a sinistra dell’altare maggiore, anch’essa ricca un tempo di pitture e rilievi non più esistenti; e a destra dell’altare la cappella della Madonna del Carmine ornata da un “rilievo di pietra bianca” identificabile con quello, raffigurante la Madonna del Carmine, conservato in Municipio.
Seguivano la cappella della Vergine e dei SS.Cosma e Damiano, della Schiavazione e di S.Andrea; in direzione dell’ingresso della chiesa erano poi altre due cappelle: una dedicata a S.Antonio da Padova e l’altra dedicata alla Trinità.
La cappella col fonte battesimale, anch’essa un tempo affrescata con l’immagine della Madonna con Bambino e un’Assunzione, conserva oggi il solo fonte battesimale costituito da una grande conca emisferica in breccia corallina sostenuta da un piede in pietra risalente al XI secolo.
Riferimenti Bibliografici
Testimonianze artistiche a Corato nel ‘500 e nel primo ‘600, Clara Gelao,
in AA.VV. Corato Testimonianze archeologiche e d’arte nel territorio,1991.