giovedì 5 luglio Articolo

Seconda guerra mondiale, lettere dalla prigionia di soldati coratini

Nel febbraio 1941 cominciarono ad affluire a Zonderwater i primi prigionieri di guerra italiani. Tra questi, vari coratini che così scrivevano alle loro famiglie

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“Combattenti di terra, di mare e dell'aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d'Italia, dell'Impero e del regno d'Albania! Ascoltate! Un'ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. (Acclamazioni vivissime). L'ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata (acclamazioni, grida altissime di "Guerra! Guerra! ") agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia…

La parola d'ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa già trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all'Oceano Indiano: vincere! (Il popolo prorompe in altissime acclamazioni). E vinceremo!”

A queste parole di Mussolini la folla oceanica assiepata in piazza Venezia andò in delirio.

Era il 10 giugno del 1940. Sappiamo tutti come finì per l’Italia: 450.000 mila morti fra militari e civili,  circa 320.000 militari feriti, congelati, mutilati ed invalidi sui vari fronti. I militari fatti prigionieri dalle forze anglo-americane durante il periodo 1940/1943 furono circa 621.000. E fra questi parecchi coratini. Poi, dopo l’8 settembre, a migliaia furono fatti prigionieri dai tedeschi e anche molti soldati  coratini finirono in Germania, negli “stalag”, i campi di lavoro

Il documentatissimo  volume di Vitoronzo Pastore DIETRO IL FILO SPINATO, Suma Editore, 2011, (per gentile concessione del sig. Cristoforo Scarnera), frutto di una lunga e capillare ricerca, riporta, tra le tantissime, anche le  testimonianze epistolari di soldati coratini prigionieri di guerra (la sigla, per gli anglo-americani, era POW, Prisoners of War).

La posta dei prigionieri di guerra era censurata prima sul suolo nemico, poi le cartoline (solo queste erano concesse) erano prese in carico dalla Croce Rossa Internazionale attraverso alcuni punti di frontiera con la Svizzera e fatte pervenire all'ufficio censura prigionieri di guerra presso il Ministero delle Poste per una successiva censura italiana; dopo questo secondo controllo, la corrispondenza militare era immessa nel circuito civile per la distribuzione.

Durante il secondo conflitto mondiale il ruolo della censura ebbe funzione di controllo non solo delle notizie di carattere prettamente militare, ma anche di quelle che potevano diffondere panico e "disfattismo" fra i civili, i quali a loro volta potevano fiaccare la volontà combattente dei militari facendo conoscere loro le difficoltà economiche ed alimentari del "fronte interno".

Nel primo periodo del conflitto, fino all’8 settembre 1943, si ebbe un’attenta attività censoria di cui i mittenti erano ben consapevoli. Si svolse pertanto una sorta di guerra psicologica volta a condizionare i sentimenti "ufficiali" della popolazione civile e militare; negli scritti, infatti, traspare la consapevolezza di essere spiati, quindi costretti a trattare argomenti generici. Solo raramente in lettere controllate e non censurate ci sono mugugni e commenti negativi della situazione; se rilevati, erano eliminati dai censori come messaggi "disfattisti". Solitamente, però, nelle lettere dei militari e dei prigionieri, come vedremo anche in quelle dei coratini, vi era un generico auspicio che tutto avesse termine.

Eventuali frasi non consentite di lieve entità erano cancellate con inchiostro di china, se invece erano considerate gravi, la corrispondenza era "tolta di corso", trattenuta dalla censura che segnalava il fatto all'autorità giudiziaria per i provvedimenti che potevano essere anche molto pesanti per i civili e pesantissimi per i militari. Nel Nord Italia, dopo l'8 Settembre, tutta la posta che si indirizzava o si riceveva dai prigionieri in mano degli Alleati, era censurata anche dai reparti militari tedeschi.

Trascorrevano molti mesi, talvolta anni,  nella consegna delle  cartoline dalla prigionia che davano solo notizie scarne, ma il riceverle era già una consolazione.

Il notevole ritardo era anche dovuto al fatto che i militari fatti prigionieri dagli Alleati (diverse centinaia di migliaia) erano stati dislocati nei paesi più lontani, dall'Australia all'India, dall'Irak al Sud Africa, dal Nord Africa agli U.S.A, dalla Francia alla Gran Bretagna.

 

CORATINI PRIGIONIERI NEL CAMPO SUDAFRICANO DI ZONDERWATER

Nel corso della Seconda Guerra Mondiale il Sudafrica, schierato con la Gran Bretagna,  oltre a mettere a disposizione le proprie forze armate,  si rese disponibile a custodire prigionieri di guerra.

Per questo scopo nello stato del Transvaal, a circa 50 chilometri ad est di Pretoria e 120 da Johannesburg, venne costruito il campo di prigionia di Zonderwater, che rappresentò il più grande concentramento per prigionieri di guerra della Seconda Guerra Mondiale. Il complesso fu costruito in una conca tra le immense distese di arido altopiano a 1.700 metri sul livello del mare, le cui condizioni naturali demotivavano i prigionieri all’idea della fuga e limitavano quindi l’uso del filo spinato. 

Nel febbraio 1941 cominciarono ad affluire a Zonderwater i primi prigionieri di guerra italiani catturati in Africa Settentrionale e Orientale. Gli arrivi si susseguirono per tutta la durata della guerra ed ebbero un incremento massiccio dopo la sconfitta italo-tedesca di El-Alamein. All’inizio del 1943 si contavano circa 70.000 prigionieri, che superarono le 100.000 unità alla fine del conflitto. Tra questi, vari coratini che così scrivevano alle loro famiglie:

LOPS FRANCESCO
Nato a Corato, trasferito e residente a Derna (Libia). Chiamato alle armi il 19 febbraio 1940 e inquadrato nel 210 Reggimento Genio Bengasi del XXI Corpo d'Armata, fu catturato dagli inglesi a Sidi El Barrani il 10/12/40 e internato al Campo di Helwan, poi al Campo di Geneifa ed infine trasferito 23/8/’41 a Zonderwater (Sud Africa). Fu collocato in congedo il 17/5/’46.

6/12/’45: Carissima mamma ti scrivo questa lettera per farti sapere le mie buone notizie come spero di voi tutti in famiglia. Poi cara mamma ti invio gloriosi auguri di Natale e io sono molto scontento a non fare la festa di Natale insieme a voi ma forse tutto passerà speriamo al signore che farà finire questa guerra cosi possiamo riabbracciarci. Cara mamma non pensare a me che sto molto bene speriamo che per il nuovo anno ci vediamo a Beda Littoria. Saluti a tutti quelli che domandano di me, saluto la sorella Lina così i suoi piccini Gino Vincenzo Santina, cognato zia e zio e cugino e tu cara mamma ricevi i più forti abbracci e baci baci dal tuo figlio Lops Francesco

GROSSI MICHELE
Inquadrato nel 21° Reggimento Artiglieria di Corpo d'Armata, fu trasferito in Libia. Dichiarato disperso nel fatto d'armi di Bardia, il 5/8/’42 il Comando Stazione CC.RR. di Corato comunicava che era prigioniero in Sud Africa con matricola 195895, Campo 5 blocco 2.

Dalla documentazione inglese risulta che Michele fu catturato a Bardia il 3/1/’41 e in¬ternato nel Campo di Concentramento di Geneifa (Egitto). Il 23/6/’41 fu trasferito a Zonderwater in Sud Africa. Poi peregrinò in vari campi dell’Inghilterra e della Scozia. Ritornò in Italia il 23/3/’46 .

I maggio 1943: "Caro padre, con molto piacere ti scrivo la presente per fati sapere l'ottimo stato della mia salute, uniti ai paesani che in tutte le scorse lettere ve nò sempre parlato, e così amato padre spero di voi tutti di famiglia uniti alle sorelle, con i loro mariti, con i piccoli figli. Ora caro mio ti faccio noto che dopo un lungo silenzio finalmente mie giunta una lettera della nipota Rosa scritta con le sue proprie mani, non può Credere la mia gioia nel vedere quella lettera, e anche un po' di sperandone nel vedere che essa è arrivato a quel stato di scrivere cosi in quella maniera, va bene che io comprendo che non era (farina del suo sacco) ma quelle poche parole di cui parlava mi sono molto commosso, ma non fa niente bisogna rassegnarci alla volontà del nostro Signore Gesù Cristo, che lui un giorno stenderà la sua mano, e la sua provvidenza, di far finire questa lontananza da tutti i cari lontani. Ora no mi resta altro, saluti da tutti i miei amici di prigionia, saluti alle sorelle, baci a Rosa, e tu caro padre ricevi i più distinti baci, e sono tuo figlio Grosso Michele".

MAZZILLI AGOSTINO
Chiamato alle armi il 4 febbraio 1940, inquadrato nel 201° Battaglione Misto Divisione CC.NN., fu trasferito in Africa Settentrionale. Catturato il 5/1/’41 a Bardia e internato nel Campo di Geneifa (306); il 17/9/’41 dalla stazione di Geneifa fu condotto in treno all'Ospedale per Prigionieri di Guerra per dissenteria, dimesso il 27/9 e ricondotto al Campo n° 306, il 25/2/42 trasferito al Campo n° 307 e il 7/4/42 al Campo n° 310C. Il 25/5/’42 fu definitivamente internato al Campo di Zondewater (Sud Africa).
Fu rimpatriato sbarcando a Napoli 1'11/3/46. Gli fu conferita la Croce al Merito di Guerra il 10/4/1960.
  
DI BISCEGLIE VINCENZO
Inquadrato nel 14° Reggimento Artiglieria, l'11/5/43 fu fatto prigioniero  a Zaghouan (Tunisia) e condotto al Campo Le Kreider (Al¬geria), il 6/5/’44 consegnato alle autorità americane e internato al Campo di Orano (Algeria). Rimpatriato il 17/10/’45.

8-4-’43: Aff. Fratello Francesco vengo a scrivere questa cartolina per farti noto della mia salute e cosi spero sentire di voi tutti in famiglia. Ora caro fratello ti ricordi quando mi mandasti a dire che mi dovevo condonare dalla gabbia e in questi giorni sono messo il mustillo per una volpe che ogni tanto fa qualche gesto e sono sincero che li prendi e mi porta la sera per ricordo, poi caro fratello mi raccomando di curare a papa i miei fratelli e sorelle credo che tu ...... ora caro fratello non altro mi resta da dirti mi saluti i nostri cari nonni e zie e zii. Baci forti a tutti forti baci al piccolo Armando che e mi raccomando per papa e tu caro fratello ricevi i più distinti e cari saluti i più aff. Baci tuo fratello Vincenzo mi raccomando a te mio caro fratello. Addio e buon cosi e spero che tutto va bene che cosi finisce la guerra. Ciao ciao salutami tutti e baci pronta risposta arrivederci”.
     
CIPRI MICHELE
Inquadrato nel 21° Reggimento Artiglieria di Corpo d’Armata, il 10/2/4 sbarcò a Bengasi. Catturato il 17/1/42 a Raz¬za e condotto al Campo n° 308 di Amria, il 12/2/42 fu trasferito al Campo n° 309 di Geneifa e il 14/8/42 al Campo n° 310 di Suez per imbarco e condotto in Sud Africa.

15/5/’44:  "Genitori carissimi con molto piacere......... la mia presente per farvi sapere che me la passo bene cosi mi auguro di sentire anche di voi tutti di famiglia. Mia cara madre mi parli se io scrivo a Giusep¬pina vi dico che io non la scrivo più a quella stupita che se poi la scrivo io a quella cretina ti faccio mettere le mani ai capelli. Non altro che dirvi saluti fratelli, sorelle e voi da me ricevete i più affettuosi saluti e baci vostro figlio Cipri Michele".

Fu rimpatriato il 31/12/’46. Gli fu conferita la Croce al Merito di Guerra il 22/5/1960.

MARTINELLI GIUSEPPE
Chiamato alle armi il 5/8/’42 e inquadrato nel 3° Reggimento Fanteria Carrista, il 21/1/43 partì per  Tunisi, dove qualche mese dopo fu catturato da truppe francesi e condotto al Campo n° XXV a Kasba Tadla in Marocco; poi il 1/1/44 al Campo n° XXIX a Casablanca.

8/2/’44:   Miei carissimi al nono mese di prigionia eccomi per l'ottava volta a voi anche se come mi risulta molto probabile, voi non sapete ancora nulla del mio triste destino, in compenso sono salvo e sano. Sto bene e solo dolente di non sapere cosa ne è di voi ora che il cataclisma della guerra è passato anche di là; come state? E i miei fratelli dove sono? Mostrate opportunismo di fronte all'evolversi della situazione. Spero di abbracciarvi al più. Saluti a tutti. A voi e Isa baci affettuosi Pino vostro".

Ed infine, il 7/5/’45, da Casablanca la lettera più esultante:

"Papà e mamma carissimi, E' Finita! Finalmente! Era gran tempo! L'emozione nel cuore è senza pari. Possa Iddio ascoltare pure la nostra preghiera comune che tutta in una parola: Ritorno. Che questo giorno sia affrettato in che possa terminare la vostra lunga attesa nella realizzazione del mio ritorno più ardente e più caro: Rimpatrio. Vi bacio Pino vostro".

 

(Nella foto la scheda "Prisoner of war" del coratino Michele Grossi)

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