di La Redazione
«Contro la colonna infame del potere malato ecco le colonne del Manifesto Civicratico. Per invertire la rotta bastano le due pagine su cui è scritto: è un mettere nero su bianco per rimettere in riga un sistema politico sballato.
Un segno tangibile di cambiamento perché unisce le battaglie di diversi gruppi, sotto un’unica grande bandiera, quella della Civicrazia. L’aspirazione del cittadino a essere al centro dell’agenda politica diviene così realtà. Civicrazia è un neologismo prepotentemente evocativo che significa potere del cittadino.
E così il concetto di partecipazione, un tempo miraggio lontano, diviene oggi assai concreto. In tutto sono oltre 4000 le associazioni aderenti, da Adiconsum a Cittadinanza attiva, dall’Organismo unitario dell’avvocatura all’Ordine nazionale dei giornalisti».
A parlare è il ruvese Antonio Visicchio, referente di Civicrazia (www.civicrazia.org) - «la coalizione aperta a tutti i cittadini che vogliono dare un contributo concreto perché si realizzi una democrazia compiuta» - cui partecipano oltre 4000 associazioni e organismi attivi in tutti i settori sociali, professionali e culturali.
«Porre il cittadino al centro dello Stato, farne il primo vero protagonista della società, favorire il pieno e continuo esercizio della democrazia». È per questo che agisce Civicrazia e questi sono gli intenti del suo Manifesto, sottoscritto il 30 novembre 2009 nel Laboratorio Privacy Sviluppo presso il Garante per la protezione dei Dati personali da organismi, associazioni e direttori della stampa.
«Tutti uniti - continua Visicchio - per sconfiggere due Moloch possenti: la burocrazia e la mala politica. Per veder riconosciuti i diritti del cittadino. Non basta cioè solo il momento elettorale, magari turandosi il naso come proponeva Montanelli, per dirsi rappresentato. Il portale internet, www.civicrazia.org, è l’immagine concreta di questa voglia di cambiamento.
La sede è presso il Laboratorio Privacy Sviluppo del Garante della privacy di fronte al Parlamento. Come dire, un faccia a faccia con il potere. È questa l’Italia che non trema e non trama. L’Italia che chiede a gran voce competenza, trasparenza, garanzia dei diritti. Questi gli intenti della coalizione di associazioni presieduta dall’avv. Giuseppe Fortunato, componente del collegio del Garante della privacy.
Ma che fare contro la dilagante pigrizia morale del cittadino? Molto spesso si preferisce alla soluzione giusta quella accomodante, perché non turba il quieto vivere. L’intransigenza, si sa, costa fatica. Sono i sintomi di una vera e propria “democrazia dell’apatia”, in cui la partecipazione sembra appassita e quasi essiccata. Oggi più che mai questa indolenza si tramuta in rassegnazione e tocca il proprio apice con l’autoreferenzialità della classe dirigente. Occorre trasparenza: una politica formato persona, seria, credibile con programmi riconoscibili, che coinvolga realmente quella fetta di cittadini che attendono solo un segnale efficace per risvegliarsi. Occorre reagire all’indignazione diffusa, ragionare sulle cause e ripartire.
Ripartire chiedendo un difensore civico nazionale, un potenziamento del ruolo della associazioni e nomine trasparenti e non più lottizzate, basate su curricula ed esperienza. Tutto questo segna “la Svolta”. Parola logora e abusata nei frangenti elettorali, che inesorabilmente finisce nel dimenticatoio degli eletti. Qui, al contrario, “la Svolta” indica il passaggio dal cittadino spettatore al cittadino protagonista, capace di inaugurare una nuova stagione: la primavera civicratica. Da marzo, infatti, verranno organizzati alcuni eventi su base regionale, per coinvolgere realmente i cittadini. Ma il Manifesto, è anche un manuale di bon ton per i nostri politici, chiede un codice deontologico per gli eletti. Oggi più che mai se ne sente il bisogno come auspicio per il 2010. Per rasserenare gli animi, per svelenire il clima.
Tra i firmatari del Manifesto c’è anche l’Ordine nazionale dei giornalisti. I media, ricorda il consigliere nazionale Michele Partipilo, dovrebbero essere i cani da guardia delle istituzioni e delle libertà democratiche. Ma è davvero così? L’occhio è puntato sulla stampa nazionale, sempre più spesso damerino dei potenti. Il gioco è presto fatto, pronto e confezionato per coloro che detengono il potere. Sarà semplice allora lasciare intendere che ogni rigagnolo d’impegno è un fiume, che ogni brezza è un uragano, che il ramo sfiorito sta dando i suoi frutti… Siamo insomma nel regno della parola che abbraccia la propaganda. In controtendenza, i giornali locali, decisi fautori del Manifesto, svolgono egregiamente quella “funzione di prossimità” che li rende primo difensore civico del cittadino.
Il Manifesto per la Civicrazia è un carburante eccezionale. Rinfocolare la speranza è dunque possibile ed anzi necessario. Per creare lo “spirito civicratico” del cittadino e renderlo l’unico vero protagonista della vita pubblica del nostro Paese. Niente di più di quanto è già scritto nella nostra Costituzione.
Una rivoluzione dolce, come la definisce lo stesso avv. Fortunato, perché non traumatizza chi la subisce. Anzi aiuta una riflessione generale e un cambiamento concreto. E si sa, la rivoluzione, questa rivoluzione, è impetuosa come il vento; le si può far solo perder tempo. Fermarla mai».
Facebook “svolta” per la civicrazia
La democrazia del terzo millennio passa attraverso Facebook. Negli ultimi tempi il più famoso social network è prepotentemente al centro dell'agenda tecnologica dei media. Articoli, inchieste sui settimanali, servizi ai telegiornali. Temi che spesso sono inquinati da una sorta di pregiudizio tecnologico e che lasciano in penombra tutto quello che di buono c’è sui social network. La Civicratic web action ne è un esempio. Una realtà unica, un esperimento innovativo di circa 40 gruppi attivi su Facebook. Per prendere dimestichezza con questo nuovo modo di intendere la vita pubblica è già attivo il profilo “Civicrazia Italiana”. Una rete nella rete. Una forza propulsiva che spinge verso il raggiungimento di un obiettivo comune: rendere il cittadino davvero protagonista del nostro Paese. In un'unica parola: CIVICRAZIA. Variegati i gruppi che aderiscono all’iniziativa. Spesso sono l’interfaccia di illustri associazioni che operano in vari ambiti del sociale: dal Wwf, alla Caramella buona, passando per Federcontribuenti e Angeli della notte. Altre volte, sono di formazione spontanea e a forte connotazione umanitaria, come “Amici di Suor Maria Mazzone”, gruppo della missionaria ruvese in Zambia. Ogni gruppo è la stanza di una bellissima casa in cui tutte le stanze sono comunicanti. È questa la casa della Civicrazia, piena di sole e vuota di ombre, proprio perché ogni stanza è l’ingresso di un’altra. La comunicazione riesce così ad aprire ogni porta, anche la più impenetrabile. Sconfigge i fantasmi e illumina d’immenso. I periodici incontri di questi gruppi sono detti “Facebook Day”. Si svolgono dinanzi al Parlamento italiano, nella sede del Garante della privacy. È così che il brusìo inascoltato del cittadino diviene “urlo” civicratico delle associazioni. Impossibile allora non ascoltarlo. Il Facebook day è la giornata del libro aperto. La giornata in cui si legge negli altri e ci si lascia leggere, si condividono esperienze passate e progetti futuri, per poter scrivere, magari, un nuovo capitolo di storia patria. Facebook sembra sposare questa esigenza: è di moda, è pieno di giovani e viene visto dai politici come uno strumento per allontanare lo spauracchio della casta e il disgusto politico che si avverte in questa fase della vita pubblica italiana. Punto di forza di Facebook è la velocità con cui si diffonde il passaparola. Un megafono che moltiplica all’infinito il messaggio Civicratico. La famosa “agorà” è ora sul web dove, è bene sfatare il mito, non circolano solo terroristi e parolacce. Un vero e proprio esperimento di democrazia virtuale. La “second life” della Repubblica italiana. Una svolta è allora possibile, se a chiederla sono i cittadini e le associazioni. Ed è così che Facebook mostra il suo lato migliore e più potente: quello che porta alla democrazia del futuro, alla Civicrazia, in cui saranno le persone stesse, ad essere –forse per la prima volta- al centro dello Stato.